Lettera di Giulio Seniga a Pietro Secchia (1954)

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La lettera a Pietro Secchia

26 luglio 1954 · Testo integrale (da «Credevo nel Partito», BFS Edizioni, 2011)


A Secchia

La mia lunga e vigile osservazione, corroborata ed aiutata da certe tue acute considerazioni e affermazioni sulla politica del Partito e sul malcostume – fatto di opportunismo paura e conformismo – che vige nei massimi organismi direzionali del P. fino al cc, e se ancora ce ne fosse stato bisogno, l’ultimo cc è stato un programma!… Hanno radicato in me la convinzione che il movimento proletario italiano è stato un’altra volta imbarcato su una strada, in fondo alla quale non ci sarà che il fallimento completo.

A differenza di te io però non sono persuaso che oramai non c’è più niente da fare e quindi, non resta di aspettare – «seduti sulla riva» – che arrivino quelli. Sono convinto invece che qualcosa di più e di meglio si può ancora fare – anche se il tempo ed il terreno perduto in questi 9 anni non sono cosa da poco.

Per questo ho deciso dopo lunga ponderazione di fare questo passo estremo al solo scopo di contribuire a richiamare alla realtà, al buon senso e a maggiore senso di responsabilità chi si è assunto il compito di mettersi alla testa del Partito.

Non credo di aver agito alla leggera e soprattutto sono convinto che ciò gioverà a rompere quel costume di omertà politica e morale che tanto danno ha portato a noi in Italia e ovunque dove si è manifestato.

Interiormente – anche se non sempre ti poteva apparire – non ho mai approvato il tuo operato personale e politico. È vero che una parte delle tue posizioni – quelle di finto sinistro – mi interessavano ed anche ci credevo perché sentivo e pensavo che a qualcosa servissero. Ma poi ho visto che anche ciò diventava una farsa.

Non ho mai avuto dubbi sul tuo passato, fino a quando tu non mi hai dato modo di riflettere ed anche di dubitare.

Comunque se hai dei torti o delle colpe, ritirati e dedicati sul serio alla casa e alla tua prospettiva famigliare – i mezzi non ti mancano – e continua l’opera bella – anche se piena di difetti – verso quei due figlioli. Se invece sei a posto in tutti i sensi (e tu solo lo sai) allora battiti in seno al Partito per affermare i giusti principi ed il giusto costume. Per conto mio, nel Partito o fuori del partito lavorerò per contribuire a questa opera di risanamento. Osserverò come vi muoverete ed opererete la svolta, che tutti gli altri partiti hanno già fatto, e non mancherò di provarvi che è stato solo per questo che mi sono mosso.

A riprova di questa mia buona volontà vedrai che nella scrivania di Pansa ho lasciato insieme agli appunti anche un documento di 50 pagine. Questo vi servirà per le citazioni. Così pure i libri turchi giuseppini ecc. non li ho presi perché per fare una svolta nel metodo e nell’orientamento ho pensato servissero pure a voi.

Ti prego di credere che in tutta questa faccenda non sono stato consigliato, né spinto da alcuno, e di conseguenza non sono legato a nessuno né direttamente né indirettamente. Se cercherò un aggancio o un legame lo farò solo verso quei gruppi avanzati della classe operaia che isolatamente ed in forme diverse e non organizzate hanno sempre manifestato sfiducia e scetticismo verso la politica accomodante del partito.

Non lasciatevi prendere dal panico e nemmeno ostinatevi a volermi raggiungere per forza. Solo se vedrò che la lezione vi è servita e qualcosa cambierà, allora ritornerò. Diversamente continuerò la mia opposizione a questo costume politico.

Ancora una volta ti esorto a non pensare neanche minimamente che io sia legato o manovrato da alcuno – italiano americano o inglese che sia – (checché ne dica D’Onofrio con le sue informazioni).

Per oggi basta nella prossima ti sarò più completo. Se vuoi andare in ferie, senza dire nulla a loro, fallo pure non sarò io a provocare il ritorno. Se invece vuoi approfittare per dare battaglia onde evitare di essere aggredito da chi lo farebbe volentieri, vedi tu. Digli anche che l’irreparabile l’hanno procurato loro con tutte le loro Jotti Magnani e porcherie del genere.

Note

  • Nel volume la lettera è corredata di note redazionali che chiariscono il linguaggio cifrato: il «documento di 50 pagine» indica la somma di 50.000 dollari; i «libri turchi giuseppini» sono assegni; «Pansa» (Panza) è il soprannome del dirigente Pietro Grifone.